Corso di storia dell'economia: Mill 1806
John Stuart Mill 1806

La Sintesi Dialettica di John Stuart Mill
Tra Rigore Utilitarista e Istanze Liberal-Socialiste
L'eredità intellettuale di John Stuart Mill (1806-1873) rappresenta, nel panorama del pensiero ottocentesco, un tentativo monumentale di conciliare la tradizione empirista e radicale con le nuove sensibilità del Romanticismo e le urgenze della questione sociale. Per gli addetti ai lavori, Mill non è semplicemente un divulgatore dell'utilitarismo di Bentham, ma colui che ne ha operato una revisione critica così profonda da trasformarlo in una filosofia dell'autorealizzazione umana.
1. La Revisione dell'Assiologia Utilitarista
Il superamento del "calcolo felicifico" benthamiano costituisce il primo grande strappo teorico di Mill. Laddove Bentham operava una riduzione puramente quantitativa del piacere, Mill introduce una distinzione qualitativa:
Higher Pleasures (Piaceri Superiori): Legati alle facoltà intellettuali, morali ed estetiche.
Lower Pleasures (Piaceri Inferiori): Legati alla sfera meramente sensoriale.
Questa gerarchia sposta l'asse dell'utilitarismo da un edonismo psicologico a un umanesimo etico. La celebre affermazione "È meglio essere un essere umano insoddisfatto che un maiale soddisfatto" implica che l'utilità non sia più una variabile aggregata di sensazioni, ma coincida con lo sviluppo delle facoltà nobili dell'individuo.
2. Il Principio del Danno e la Libertà come Autonomia
In On Liberty (1859), Mill definisce il perimetro della sovranità individuale contro quella che definisce la "tirannia della maggioranza". Il fulcro del saggio è il Harm Principle (Principio del Danno):
"L'unico scopo per cui il potere può essere legittimamente esercitato su qualsiasi membro di una comunità civilizzata, contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri."
Per Mill, la libertà non è solo un'assenza di coercizione statale, ma una condizione necessaria per il progresso della specie. La diversità degli "esperimenti di vita" è il motore dell'evoluzione sociale; senza libertà di opinione e di espressione, la verità stessa rischia di cristallizzarsi in dogma morto.
3. L'Economia Politica: Oltre il Laissez-Faire
Nei Principles of Political Economy (1848), Mill opera una distinzione metodologica cruciale tra:
Leggi della Produzione: Di carattere naturale e immutabile (es. la scarsità delle risorse).
Leggi della Distribuzione: Di carattere istituzionale e sociale, soggette alla volontà umana.
Questa separazione permette a Mill di distanziarsi dal determinismo pessimista di Malthus e Ricardo. Egli prefigura lo "Stato Stazionario" non come una catastrofe economica, ma come un'opportunità di crescita morale e intellettuale, in cui la società, liberata dalla frenesia dell'accumulazione, possa dedicarsi a una più equa distribuzione della ricchezza e al miglioramento della qualità della vita.
4. Il Liberalismo Radicale: Diritti Civili e Genere
Il contributo di Mill alla teoria democratica non può prescindere da The Subjection of Women (1869). La sua critica alla subordinazione femminile non è meramente umanitaria, ma razionalista: la discriminazione di genere è un residuo anacronistico del diritto del più forte che priva la società del contributo intellettuale di metà della popolazione. Il suo è un "femminismo liberale" che vede nell'uguaglianza giuridica e nell'istruzione i prerequisiti per l'emancipazione.
Tavola Sinottica delle Evoluzioni Teoriche
| Concetto | Visione Classica (Bentham/Ricardo) | Revisione di J.S. Mill |
| Utilità | Puramente quantitativa e aggregata. | Qualitativa; focus sull'autonomia morale. |
| Libertà | Assenza di vincoli legali. | Protezione dal conformismo sociale e sviluppo del sé. |
| Distribuzione | Determinata dalle leggi di mercato. | Risultato di scelte politiche e sociali. |
| Stato | Guardiano notturno (Laissez-faire). | Regolatore per la giustizia sociale e l'istruzione. |
Conclusione: Un Pensatore di Frontiera
Mill rimane una figura liminale: l'ultimo dei classici e il primo dei liberali moderni. La sua capacità di integrare la difesa della libertà individuale con la necessità di una riforma sociale radicale rende il suo pensiero ancora oggi il punto di riferimento per ogni riflessione sul Liberalismo Sociale. Egli ci insegna che il fine ultimo della politica non è la semplice crescita del PIL o il mantenimento dell'ordine, ma la creazione di condizioni che permettano a ogni individuo di "fiorire" nella propria unicità.
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