Corso di storia dell'economia: Ricardo 1772

David Ricardo 1772


David Ricardo (1772-1823)
architettura teorica del capitalismo industriale

1. Ricardo nel contesto della modernità economica

David Ricardo occupa una posizione cardinale nella storia del pensiero economico: egli rappresenta il momento in cui l’economia politica classica, nata con Adam Smith, si trasforma in una disciplina formalmente rigorosa, dotata di categorie astratte capaci di descrivere la struttura profonda del capitalismo industriale. Nato a Londra nel 1772 da una famiglia ebraico-olandese attiva nella finanza internazionale, Ricardo incarna emblematicamente la fusione tra pratica mercantile e costruzione teorica che caratterizza l’economia politica britannica tra XVIII e XIX secolo.

A differenza di Smith, Ricardo non proveniva dal mondo accademico ma dalla City londinese: fece fortuna come operatore di borsa, in particolare durante le guerre napoleoniche, accumulando un capitale che gli consentì di ritirarsi precocemente dall’attività finanziaria per dedicarsi allo studio teorico. Questa duplice appartenenza – al mondo del capitale e a quello della riflessione scientifica – conferisce al suo pensiero una straordinaria concretezza analitica.

Il suo capolavoro, On the Principles of Political Economy and Taxation (1817), segna una svolta: l’economia politica diventa una teoria sistematica dei rapporti di produzione, non più solo una descrizione delle dinamiche di mercato.

2. Il problema centrale: la distribuzione del prodotto sociale

Ricardo è il primo economista a formulare con chiarezza il problema strutturale del capitalismo: come viene distribuito il prodotto sociale tra le tre classi fondamentali – lavoratori, capitalisti e proprietari terrieri? Salari, profitti e rendite non sono per lui semplici variabili contabili, ma categorie sociali radicate in rapporti di potere e scarsità.

L’originalità di Ricardo sta nel rovesciare l’ottimismo smithiano: mentre Smith vedeva nell’espansione dei mercati una tendenza spontanea all’armonia, Ricardo individua un conflitto strutturale tra classi, determinato dalla scarsità della terra fertile e dalla pressione demografica. In questo senso, la sua economia è già una teoria dei limiti interni dello sviluppo capitalistico.

3. La teoria della rendita differenziale: la terra come vincolo storico

La teoria della rendita fondiaria è uno dei vertici dell’analisi ricardiana. Secondo Ricardo, la rendita non deriva dalla produttività intrinseca della terra, ma dalla sua scarsità relativa. Poiché la popolazione cresce, l’agricoltura è costretta a estendersi su terreni sempre meno fertili. Il prezzo del grano viene determinato dal costo di produzione sul terreno marginale (il peggiore ancora coltivato). I proprietari dei terreni migliori incassano quindi una rendita differenziale, pari alla maggiore produttività dei loro suoli.

Questa teoria ha implicazioni politiche dirompenti: la rendita è un reddito non guadagnato (unearned income), frutto di una posizione monopolistica sulla terra. Da qui la sua opposizione alle Corn Laws, che proteggevano l’agricoltura inglese a beneficio dei proprietari terrieri e a danno dei salari e dei profitti industriali.

4. Valore e lavoro: il cuore analitico del sistema

Ricardo radicalizza la teoria del valore-lavoro ereditata da Smith. Per lui, in condizioni di libero scambio e concorrenza, il valore relativo delle merci dipende dalla quantità di lavoro socialmente necessario alla loro produzione. Questo principio consente di costruire un sistema coerente che lega:

  • prezzi relativi
  • distribuzione dei redditi
  • accumulazione del capitale

Tuttavia, Ricardo riconosce una tensione irrisolta: il capitale è composto da lavoro passato (macchine, edifici, materie prime), e la diversa composizione tecnica dei settori produttivi introduce deviazioni tra valore e prezzo di produzione. Questo problema, che Ricardo non riesce a risolvere pienamente, sarà ereditato da Marx come “problema della trasformazione”.

5. Il vantaggio comparato: il commercio come struttura, non come moralità

La teoria del vantaggio comparato costituisce forse l’eredità più celebre di Ricardo. A differenza delle concezioni mercantiliste e persino smithiane, Ricardo dimostra che il commercio internazionale non richiede superiorità assoluta, ma solo differenze nei costi relativi.

Ciò che conta non è chi produce tutto meglio, ma chi sacrifica meno opportunità alternative producendo un determinato bene. In termini moderni, Ricardo introduce il concetto di costo opportunità. Questo trasforma il commercio internazionale da pratica empirica in struttura logica della specializzazione capitalistica globale.

6. Salari, popolazione e stagnazione

Sotto l’influenza di Malthus, Ricardo sviluppa una teoria dei salari di sussistenza: l’aumento dei salari oltre il minimo vitale porta alla crescita della popolazione, che a sua volta li riporta verso il basso. In questo quadro, l’accumulazione capitalistica tende a essere erosa dall’aumento delle rendite fondiarie e dalla pressione demografica, conducendo a uno stato stazionario in cui i profitti si comprimono.

Ricardo è quindi un teorico della crisi strutturale del capitalismo, anche se non in senso rivoluzionario: il sistema non crolla, ma si inceppa.

7. Stato, mercato e liberalismo economico

Ricardo è spesso ricordato come paladino del laissez-faire, ma il suo liberalismo è di tipo analitico, non ideologico. Egli difende il libero mercato perché lo ritiene il meccanismo più efficiente per allocare risorse e massimizzare i profitti industriali, non per ragioni morali astratte. Il suo bersaglio polemico è la rendita, non il capitale.

In questo senso, Ricardo rappresenta l’ideologia economica della borghesia industriale emergente contro l’aristocrazia terriera.

8. Eredità storica e tensioni irrisolte

Ricardo esercitò un’influenza immensa: da John Stuart Mill fino a Marx, la sua struttura teorica diventa l’ossatura dell’economia politica moderna. Marx lo definì «il più rigoroso degli economisti classici» proprio perché Ricardo aveva portato la logica del valore-lavoro alle sue estreme conseguenze, rendendo visibile il conflitto di classe inscritto nella forma merce.

Tuttavia, la sua teoria rimane sospesa tra due mondi: da un lato la matematizzazione dei rapporti economici, dall’altro una concezione ancora pre-sociologica delle classi. In questa tensione risiede sia la sua grandezza sia il limite storico del suo pensiero.

Conclusione

David Ricardo non è solo un teorico del commercio o della rendita: è il primo architetto della struttura formale del capitalismo. La sua opera inaugura un modo di pensare l’economia come sistema di relazioni oggettive, governate da leggi impersonali. In questo senso, Ricardo non è soltanto un classico: è uno dei fondatori dell’idea moderna di economia come scienza.


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